Magia...in tavola - Testi di
Sylvia Vezzola
Varco la soglia di un’antica sartoria, circondata da colori e mucchi di stoffa ammucchiata sul pavimento grezzo e vago per quell’ambiente asciutto che odora di polvere. Mi trovo in una stanza segreta, nella quale affiorano ricordi, immagini che ritornano dal passato, attimi dimenticati.
Sono tornata bambina. La vita che ho lasciato alle spalle in qualche modo è sempre presente e si mescola al battito creando un’atmosfera surreale. Cerco un tessuto per descrivere Marino, un colore per intrappolare una sensazione. Le dita scorrono sulle stoffe, ho gli occhi chiusi, dico a me stessa che devo fermarmi solo quando sento
Marino.
Eccolo… ora posso aprire gli occhi. La stoffa è color zafferano, morbida, leggera. Quel caldo tessuto nasconde alcuni ricami di San Gallo, negli angoli. Ruvidi, lavorati da mani esperte, forse da un’anziana donna nell’atto di narrare una storia ad un bambino curioso. La trama si intreccia e le abili mani della donna battono il tempo del racconto. Marino appare discreto, distinto, fiero, vigile. Osserva i tavoli, le espressioni, la mise en place e poi ancora i volti.

La cena da quest’uomo raffinato è stata per me la scoperta di una persona, di un mondo, di una storia di vita. Il suo spazio interiore si apre varcata la soglia di una porticina sormontata da una vecchia e semplice insegna di latta con la scritta “Vino”.
Sotto quell’insegna molti nomi, noti e sconosciuti, hanno spalancato gli occhi verso quel mondo tutto da scoprire, entrando a passi leggeri nell’animo di un uomo e nella sua storia, con la curiosità e il timore di un bambino che con il fiato rotto dall’emozione entra in soffitta.
Marino parla tramite i suoi piatti, creati da una ricerca di sapori e da accostamenti calibrati, frutto di una tradizione reinventata.
Il piccolo bambino che gironzolava tra i tavoli dell’osteria dei genitori, assaggiando zuppe di trippa, sughi e bolliti, respira il sacrificio dei genitori e sulle fondamenta ben solide dell’osteria costruisce il suo mondo.
I corsi AIS e ANAG gli forniscono l’occasione per dirsi ancora una volta che quella è la sua vita, e che per esprimersi necessita ancora di tuffarsi nei ricordi del passato.

La collezione delle
6.500 bottiglie di grappa racchiude un’ampia storia d’Italia, i piatti sprigionano sapori della sua vita nel comune di Lonato e in giro con il padre nel commercio di maiali; le grappe, i vini che zampillano freschi dalla brocca al ballon rievocano la nostalgia dell’infanzia, richiamando il ricordo, tramite i profumi e le gioie del palato. Marino ritrova così la sua culla, la sua identità. Ritorna alle radici, al latte materno, a quell’odore di donna, miele e sudore che tanto ci infonde sicurezza. Nel processo di distillazione delle grappe riscopre così il profumo del fieno e della liquirizia. L’olfatto lo immerge continuamente in una sfera magica, in uno spazio surreale dove il tempo si annulla in un continuo evolversi di profumi e sensazioni.

Al cliente incuriosito non resta che lasciarsi andare ad occhi chiusi al piacere, al gusto agrodolce della scoperta di un uomo, attraverso la sua arte. “Sapete, quando ero piccolo nell’osteria dei miei genitori veniva spesso un macellaio, accompagnato da un omino gobbo ed enigmatico. Quest’ultimo rubava i miei occhi incantandomi con dei giochi di prestigio”. Quest’uomo prima di morire decide di
svelare al piccolo i trucchi dei giochi con le carte, donando la sua eredità. Marino, per una serata, ha alleviato i dolori delle mie ferite, ha curato una cicatrice riaperta, mi ha anestetizzata e annebbiata con le sua abili mani di prestigiatore.

“La magia è solo un’illusione”, e con passo leggero mi ha condotta nell’osteria dei genitori ad assaporare quel gusto di antico, in casa della nonna ad aprire di nascosto la credenza della cucina, nel prato a rastrellare il fieno e attorno al tavolo da gioco a conoscere quel gobbo. Marino mi prende per mano e mi lascia accarezzare i petali della rosa della sua vita. Torno a casa serena e con qualche anno in meno, mi rivedo mentre prendo la rincorsa e mi getto nei merli di fieno. “Marino Da Monti, titolare del ristorante La Rosa di Lonato, si è aggiudicato il titolo di Maitre dell’Anno 2007, diventando a tutti gli effetti un ambasciatore del turismo bresciano”.
La Rosa di Lonato di Marino Damonti - Via S. Giuseppe, 12 25017 Lonato (BS) Tel. 030 9131563