Gusti e sapori fra Palazzolo e Rovato

Gusti e sapori fra Palazzolo e Rovato
Testi di Milla Prandelli  - Fotografie GB Services Studio

La zona di confine tra la Franciacorta e l’ovest bresciano, tra le meno note al turismo, ma anche a chi risiede entro i confini della Leonessa d’Italia, riserva una serie di piacevoli sorprese.
Dall’uscita del casello autostradale di Rovato fino a Palazzolo sull’Oglio i motivi di interesse sono diversi: dalle cantine ai castelli passando per luoghi di vantiniana bellezza, chiese e conventi.
Ma non solo: perché il termine del percorso, la bella cittadina di Palazzolo sull'Oglio, oltre a riservare scorci architettonici di rara bellezza è anche uno dei gioielli dell’archeologia industriale lombarda, nota come la “Piccola Manchester Italiana”.
Visitare la zona richiede almeno una giornata. Il punto di partenza è il casello della Serenissima, da cui girando verso sinistra si raggiunge in fretta una zona fatta di campi e vigneti che da Rovato ed Erbusco porta verso il lago d’Iseo.
A pochi passi dalla rotonda che consente di svoltare per il Sebino si trova la cantina Ronco Calino, di Paolo e Lara Radici. La coppia, che è originaria del bergamasco, da anni gestisce l’azienda agricola immersa in una delle aree più pittoresche e probabilmente meno frequentate della Franciacorta, giusto all’incrocio tra Erbusco, Adro e Cazzago San Martino.
Il luogo è evocativo. Paolo e Lara Radici, difatti, vivono nella casa che fu di Arturo Benedetti Michelangeli, acquistata 11 anni fa, immersa in 11 ettari di terreno che consentono di lavorare su un unico cru.
Il terreno è quello tipico dell’anfiteatro morenico che circonda la dimora storica, nei cui pressi è stata edificata la moderna cantina che i Radici sono sempre ben lieti di mostrare.
I vini, è da dire sin dall’inizio, sono di quelli che fanno grande la Franciacorta, in particolare il Satèn: cremoso, profumato e allo stesso tempo delicato e persistente al palato. Da segnalare è uno dei rari rossi di carattere della zona, un pinot nero del Sebino dedicato al maestro Benedetti Michelangeli che forse qui trovò ispirazione per la sua musica. Paolo Radici ha voluto chiamarlo l’Arturo e le bottiglie prodotte ogni anno sono pochissime e tutte finiscono nelle cantine degli amanti del buon bere. Da assaggiare sono anche il Rose Radijan, dedicato al capostipite della famiglia Radici, Gianni, e il millesimato 2001.
Le bottiglie prodotte sono appena 60mila, perché per ogni ettaro la resa massima è di 55 quintali d’uva. Come a dire che nei vigneti di Ronco Calino i grappoli sono accuditi uno per uno. Visitata la struttura e fatta una breve passeggiata tra i campi, il consiglio è quello di fare una sosta alle Cantine di Franciacorta, da Patrizia Lantieri del Paratico, una delle signore del vino della zona, che recentemente accanto al fornito punto vendita ha inaugurato un’area degustazione dove alle bollicine unisce prodotti tipici del bresciano
Dall’aperitivo alla visita di Rovato il passo è breve. All’ingresso del paese si trova Castello Quintini, un tempo Palazzo Porcellaga, una bella residenza fortificata seicentesca oggi nota per il suo roseto.
Poco più in la si scorgono le mura della fortificazione romana e poi medievale, il castello di Rovato, che all’interno accoglie il municipio e alcune strade, considerate il cuore del paese.
Vale davvero la pena fare una passeggiata tra le viuzze e la piazza di Rovato, intitolata a Cavour, dove si ammira un colonnato semicircolare progettato dall’architetto neoclassico Rodolfo Vantini.
Il municipio offre diverse suggestioni, dato che le sue origini si perdono nel tempo. Il visitatore potrà osservare muri e strutture due e
trecentesche in cui la tradizione vorrebbe che abbia abitato l’inarrivato pittore bresciano Alessandro Bonvicini detto il Moretto.
Nella zona del castello è possibile anche soddisfare la propria golosità, sia nelle trattorie e nei ristoranti della zona, come l’Osteria delle 4 Rose, l’antica osteria de Biagi e l’eccelso Due Colombe.
I piatti del territorio sono molti e qui sono insuperabili le carni, dato che Rovato è la sede del più importante mercato di bestiame della Lombardia. Da provare è senz’altro il manzo all’olio, calorico ma delizioso.
Per chi invece non avesse fame o tempo da dedicare al pranzo, è consigliabile, se il tempo lo permette, acquistare in salumeria qualche insaccato tipico della zona, nota per i suoi maestri macellai e norcini e godersi un panino all’aria aperta.
Dopo la sosta per il pranzo, tramite la Statale 1, si può vedere brevemente Coccaglio e Cologne Bresciano, che godono di bei centri storici, dove si trovano un castello visibile anche dalla strada principale e la bella villa Lechi, per cui invece è richiesto un fuori percorso di qualche chilometro.

In una decina di minuti, traffico permettendo, è previsto l’arrivo a Palazzolo sull’Oglio con le sue ciminiere, le fabbriche antiche e i monumenti storici.
Qui, dopo un pomeriggio intenso di visite, terminerà l’itinerario con la cena in un ristorante di qualità eccezionale: la Corte di Aldo e Cinzia Chiari.
Palazzolo, in genere, è esclusa dalle visite guidate. Vuoi per il passato e per il presente industriale vuoi perché per una manciata di chilometri è nell’ovest bresciano e non in Franciacorta. Invece merita di essere vista.
Oltre alla piazza su cui si affacciano palazzi antichi e negozi lussuosi e da cui si raggiunge il quartiere di Mura, che ha origini medievali, Palazzolo vanta un ponte romano sul fiume Oglio e la bella torre di San Fedele, sotto cui sorge il Teatro Sociale, inaugurato nell’800 e ospitato in una chiesa del XV secolo. L’interno è davvero grazioso, con tre ordini di palchi dorati e antichi affreschi.

Ma la Palazzolo che forse più vi colpirà è quella delle industrie, che si offre in tutta la sua bellezza fatta di capannoni con i tetti a shed, cioè triangolari per prendere più luce possibile, i camini, i villaggi industriali e la zona della stazione ferroviaria.
Esempio del paternalismo industriale, Palazzolo propone alla visita due villaggi; il Villaggio Marzoli e il Villaggio Laffranchi, quest’ultimo fatto di cottages inglesi
di rara bellezza e introvabili in Lombardia. Il tutto costruito tra canali oggi d’irrigazione ma che un tempo servivano soprattutto per il trasporto su chiatta e per la produzione di energia elettrica e fabbriche di tutte le fogge, ognuna dotata di un suo singolare fascino.

Il luogo dove è prevista la cena, il ristorante La Corte, si trova immerso nella Palazzolo di un tempo, in quell’area che fece la fortuna di imprenditori italiani e stranieri e dove nacque l’idea di una delle banche più note – e al centro delle cronache- del giorno d’oggi: la Bipop.
Arrivando da Aldo e Cinzia Chiari non si può fare a meno di notare la stazione ferroviaria sulla destra, dove una vecchia locomotiva diventerà parte di un itinerario musele e dove sorge un alto ponte ferroviario bombardato durante la seconda grande guerra.
Sulla sinistra, invece, si vedono le ciminiere dell’ex Italcementi, che si affaccia sulla valle dell’Oglio e che qualcuno, probabilmente senza riconoscerne il valore storico, vorrebbe abbattere per fare posto a nuovi insediamenti.
La Corte si trova in un’antica cascina, forse una “mansio”, un luogo per il cambio e ristoro dei cavalli, lungo una strada romana e di per certo il posto dove sostavano i frati che, dopo essere stati traghettati lungo il fiume, arrivavano a Palazzolo per dire la Messa. Il ristorante, che è dotato di una cantina storica profonda circa 6 metri in cui trovano posto ben 5mila bottiglie, racconta dell’estro dei coniugi Chiari, che amano la storia e i particolari di gusto.
Dopotutto il luogo in cui hanno voluto costruire il loro ristorante ha origini antichissimi ed è stato bruciato per ben 4 volte, l’ultima nel XIX secolo.
Sedersi ai tavoli della Corte è un’esperienza davvero piacevole, che merita di concludere una bella giornata alla scoperta del territorio. I piatti e gli ingredienti non sono tutti bresciani, anche se Aldo Chiari sa offrire un’ottima cucina di fiume fatta di pesce d’acqua dolce e gamberi del vicino fiume Oglio.
Gli ingredienti vengono dalla tradizione italiana e in particolare dalle stagioni.
A cominciare dal pane gattau sardo con fiori essiccati sparsi a insaporire l’olio siciliano con cui è condito. Sublime. Il menù, che va dai 40€ in su vini esclusi, vale la spesa.
Aldo Chiari, che sta per inaugurare una scuola di cucina nel quartiere di Sacro Cuore, poco distante dal ristorante, a 42 anni è uno dei grandi cuochi della cucina del bresciano. All’estro unisce un gusto artistico non comune che rendono i suoi piatti una gioia per gli occhi prima che per il palato.
Ecco allora le capesante croccanti con la spuma di zucca e il pistacchio e il filetto di persico al mandarino con la riduzione all’aceto balsamico o la crema di patate e porri con gamberi in tempura.
E poi la pasta e fagioli ai frutti di mare.
Uno dei sapori più azzeccati, in perfetta sintonia con l’autunno, poi, è il pagello al radicchio rosso con tartufo invernale.
Per non parlare del filetto di tonno con la senape. Il tutto concluso dalla mousse di castagna con salsa al caco e ristretto di aceto balsamico. Davvero un percorso del gusto soddisfacente.
Per terminare, impossibile non segnalare il prodotto tipico d’eccellenza di Palazzolo, che si acquista nella pasticceria di fronte alla stazione, i biscotti a S, simili ai più noti Krumiri ma ugualmente buoni.