Quelli da non mangiare: ...i funghi velenosi

Quelli da non mangiare: ...i funghi velenosi                          funghi tossici
Testi e fotografie di Carlo Piumetti
Testo principalmente tratto da “Atlante fotografico dei funghi d’Italia” edito dal Centro Studi Micologici dell’A.M.B.

I principi tossici si dividono in due grandi categorie: principi termolabili e principi termostabili.
Principi termolabili eliminabili
Si tratta di veleni termolabili, cioè eliminabili col calore. Siamo in presenza di principi tossici la cui intensità è molto variabile e, in relazione, il grado di disturbo causato è anch’esso soggetto a variazioni notevoli; la pericolosità è però relativa essendo sufficiente una cottura completa (minimo 15 minuti) per scongiurare pericoli. Tra i funghi che sono portatori di tali principi ricordiamo: Amanita junquillea, Amanita rubescens, le Amanita del gruppo vaginata (sottogenere Amanitopsis), Armillaria mellea s.l., Lepista nuda, Clitocybe nebularis, Russula olivacea (e verosimilmente altre congeneri del medesimo gruppo), i Boletus del gruppo luridus, le Morchella, le Helvella, le Peziza, etc.

Principi termolabili ineliminabili

Ben più pericolosi sono i principi tossici della seconda categoria; infatti qualsiasi intervento operiamo sul fungo non modifichiamo le sue caratteristiche di tossicità; non la bollitura, né l’essiccamento, né altri interventi.
Anche in questo caso abbiamo varie gradazioni di tossicità che vanno da lievi dolenze a gravi e gravissimi avvelenamenti che possono culminare con la morte. Certamente in molte sindromi la gravità è commisurata alla quantità ingerita, ma in molti casi i principi tossici sono così nocivi che bastano pochi grammi di fungo per produrre esiti disastrosi.
Annotiamo qui, per scrupolo informativo, che non tutti gli esseri viventi reagiscono alle sostanze velenose nello stesso modo; pertanto, ad esempio, una lumaca può cibarsi con dovizia (peso fungino in relazione al peso corporeo), senza incorrere in problemi di sorta, dei funghi che hanno esiti letali assunti dall’uomo anche in piccole dosi; in questo senso non può essere considerata, neppure lontanamente, prova di non tossicità l’essere un fungo oggetto di attenzione da parte di animali.
Nello stesso modo non tutti gli uomini hanno le medesime reazioni, soprattutto in relazione alle condizioni complessive (sano/debilitato).
Ma tornando ai principi termostabili, ovvero ineliminabili anche con prolungata cottura: essi risiedendo nei funghi possono dare adito a due tipi di sindrome: a lunga o a breve latenza. Al di là dell’intensità dell’avvelenamento è del tutto ovvio che le forme più pericolose sono quelle a lunga latenza perché l’insorgenza ritardata della sintomatologia fa sì che gli interventi curativi si possono praticare quando ormai i principi tossici sono saldamente instaurati e il materiale ingerito è in buona misura già assimilato; di converso, la precocità del sintomo rende possibile, da un lato gli interventi curativi tempestivi e dall’altro la rimozione indotta dell’ingerito non ancora del tutto assimilato.
Da quanto detto emerge un concetto importante: la diagnosi precoce è, comunque, un mezzo decisivo per una cura il più possibile efficace. La capacità, da parte dell’intossicato, di descrivere appropriatamente il fungo colpevole dell’avvelenamento è un utile strumento per la cura, così come lo è il recupero di qualsiasi residuo fungino, sia esso crudo, cotto o emesso con vomito che, tempestivamente inviato a un micologo, consentirà di risalire alla/e specie in questione e permetterà di intraprendere l’iter curativo più idoneo.

Sindromi a lunga LATENZA - Funghi velenosi mortali
(nella fotografia: Amanita phalloides)
Sindrome falloidea: è il caso più pericoloso e ad esso sono riferibili la maggior parte dei decessi.
Specie responsabili: Amanita phalloides, A. verna, A. virosa, Galerina marginata, Conocybe  filaris, Lepiota helveola, L. josserandii e sicuramente numerose altre piccole Lepiota delle Sez. Ovisporeae e Lilaceae; sono inoltre fortemente sospette le specie affini a quelle citate.
Latenza dalle 7 alle 24-30 ore (quando non ingerita in commistione con altre specie).
Principali sintomi: I fase, disturbi gastrointestinali (nausea, vomito alimentare poi biliare, diarrea coleriforme), disidratazione con conseguente ipotensione, sete intensa, dolori addominali; II fase, apparente miglioramento; III fase, insufficienza epatica acuta e comparsa di ittero, coagulopatia, talvolta grave disidratazione con insufficienza renale funzionale, sopore, coma e possibile decesso.
In ogni caso, in conseguenza dell’insufficienza epatica acuta, il fegato potrà essere irreversibilmente compromesso, fino a necessitare di trapianto.

Sindrome orellanica:
(nella fotografia: Cortinarius orellanus)
Specie responsabili: Cortinarius orellanus, C. speciosissimus, loro varietà e specie affini.
Sono inoltre sospetti, come già suggerì R. Tomasi, tutti i Cortinari dalle colorazioni rosse, rosso mattone, fulvastre, arancioni, giallo-verdastre (cfr. Sottogeneri Leprocybe e Dermocybe), anche se studi recenti parrebbero dimostrare l’assenza di orellanina. Latenza: 4-48 ore, fino a 20 giorni, eccezionalmente anche di più.
Principali sintomi: I fase (quando presente), disturbi gastrointestinali (nausea, vomito alimentare, diarrea, dolori epigastrici), disidratazione con conseguente ipotensione, sete intensa, dolori addominali; II fase, silente da 3-4 a 20 giorni e più; III fase, insufficienza renale acuta caratterizzata da dolori lombari, sete, crampi muscolari, tremore, aumento e diminuzione della secrezione di urina, nausea, vomito biliare, iperazotemia, uremia, coma e possibile decesso.
In ogni caso, in conseguenza dell’insufficienza renale acuta, può essere necessario il trattamento emodialico (spesso permanente) o trapianto del rene.

Sindrome giromitrica:
Specie responsabili: Gyromitra esculenta e altre congeneri. È sospetta Cudonia circinans.
Latenza: da 5-6 a 24 ore e più.
Principali sintomi: (quando presenti), disturbi gastrointestinali (nausea, vomito alimentare poi biliare, diarrea), cefalea, disidratazione, dispnea; successivamente interessamento epato-renale con lesioni al fegato e ai reni, comparsa di ittero e insufficienza epatica.
Possono inoltre presentarsi emolisi, disturbi neuropsichici (irrequietezza, agitazione psicomotoria, delirio), disturbi visivi, arresto cardiaco e morte.

Sindrome paxillica:
(nella fotografia: Paxillus involutus)
Specie responsabili: Paxillus involutus e, verosimilmente, Paxillus rubicundulus (= P. filamentosus).
Latenza: da 1 a 9 ore e più, talvolta soltanto a seguito di ingestioni successive ravvicinate.
Principali sintomi: (I ingestione, quando presenti), manifestazione gastrointestinale (nausea, vomito, diarrea, dolori intestinali),
(II ingestione e successive), crisi emolitica, sensibilizzazione anticorpale solo emopoietica, responsabile di una forma anafilattica e enterica, ittero, emoglobinuria, oliguria, grave anemia, collasso shock e possibile morte.
A Paxillus involutus veniva attribuita in passato una grave tossicità allo stato crudo, ma veniva accreditata una buona commestibilità da cotto.
Per chiudere la trattazione delle sindromi a lunga incubazione rammentiamo che gli interventi curativi che possono essere somministrati all’avvelenato, come primo momento di soccorso, consistono in aiuti alla reiezione del materiale fungino ingerito (specialmente se la sintomatologia si instaura in modo abbastanza precoce).
Dovrà essere tassativamente esclusa l’ingestione di bevande alcoliche e di tutte le sostanze che hanno incidenza sul sistema nervoso.
L’avvio a un Pronto Soccorso o, se possibile, a un centro specializzato è, comunque, l’unica scelta possibile. Ricordiamo, a questo proposito, come a Brescia si sperimentò, con grande profitto, la collaborazione tra l’insigne micologo Renato Tomasi e il 1° Centro di Rianimazione e Terapia Intensiva dell’Ospedale Civile per la diagnosi e la cura degli avvelenamenti da funghi tossici. Il loro esempio è ora seguito in altre realtà ospedaliere e si auspica che possa costituire, in futuro, il criterio generale: stretta collaborazione fra medico e micologo.     
........... I funghi tossici