Il vino attraverso la storia - Testi di Ermes Fusari - Fotografie GB Services Studio


La storia del vino è un po’ la storia stessa dell’umanità. Risulta quindi difficile tracciarne con precisione il corso: ogni civiltà, ogni impero, ogni vicenda politica e di potere ha avuto le proprie storie di vino, più o meno legate agli eventi stessi che hanno delineato il corso della storia.
Non possiamo in poche righe aggiungere qualcosa a quanto già scritto o detto da illustri esperti di tutto il mondo. Cercheremo di presentare in modo semplice e sintetico le tappe fondamentali dello sviluppo di questa straordinaria bevanda, forse questo ci permetterà di apprezzare e capire meglio il “vino di oggi”.
Il termine “
vino” prende origine dalla parola
sanscrita vena (amare) da cui derivano anche i termini Venus e Venere. Nel Valdarno Superiore, intorno a Montevarchi (Ar), sono stati ritrovati in depositi
di lignite, reperti fossili di tralci di vite (Vitis Vinifera) risalenti a 2 milioni di anni fa.
Diversi ritrovamenti archeologici dimostrano che la Vitis vinifera cresceva spontanea già 300.000 anni fa.
Studi recenti tendono ad associare i
primi degustatori di tale bevanda già
al neolitico; si pensa che la scoperta fu casuale e dovuta a fermentazione naturale avvenuta in contenitori dove i primi ominidi riponevano l’uva. Le più antiche tracce di coltivazione della vite sono state rinvenute sulle rive del Mar Caspio e nella Turchia orientale.
Un calice di vino racconta millenni di storia umana. Gli studiosi che nel corso del ventesimo secolo hanno cercato di scoprire quanto la terra nasconde alla vista degli uomini si sono imbattuti casualmente nella più antica giara di vino mai rinvenuta.
Nel 1996, infatti, una missione archeologica americana, proveniente dall’Università di Pennsylvania e diretta da Mary Voigt, ha scoperto nel
villaggio neolitico di Hajji Firuz Tepe, nella parte settentrionale dell’Iran,
una giara di terracotta, della capacità di 9 litri, contenente una sostanza secca proveniente da grappoli d’uva.
La notizia, riferita da Corriere Scienza del 15 ottobre 2002, aggiunge che i reperti rinvenuti risalgono al 5100 avanti Cristo, quindi a 7.000 anni fa, ma gli specialisti affermano che il vino è stato prodotto per la prima volta, forse casualmente, tra 9 e 10.000 anni fa nella zona del Caucaso.


Sembra infatti che il primo vino sia stato prodotto del tutto per caso (come è avvenuto per il pane lievitato) per la fermentazione accidentale di uva dimenticata in un recipiente.
È comunque accertato che la
produzione su larga scala di vino è iniziata poco dopo il 3000 avanti Cristo, quindi circa 5.000 anni fa. La Bibbia (Genesi 9,20-27) attribuisce la scoperta del processo di lavorazione del vino a Noè, discendente di Adamo ed Eva da solo 10 generazioni: successivamente al Diluvio Universale, avrebbe piantato una vigna con il cui frutto fece del vino che bevve fino ad ubriacarsi. I primi documenti riguardanti la coltivazione della vite risalgono al 1700 AC, ma è solo con la civiltà egizia che si ha lo sviluppo delle coltivazioni e di conseguenza la produzione del vino.
L’impero romano dà un ulteriore impulso alla produzione del vino, che passa dall’essere un prodotto elitario a divenire una bevanda di uso quotidiano. In questo periodo le colture della vite si diffondono su gran parte del territorio, e con l’aumentare della produzione crescono anche i consumi.
Ad ogni modo il vino
prodotto a quei tempi era molto
differente dalla sostanza che conosciamo oggi. A causa delle
tecniche di conservazione (soprattutto la bollitura), il vino risultava essere
una sostanza sciropposa, molto dolce e molto alcolica. Era quindi
necessario allungarlo con acqua e aggiungere miele e spezie per ottenere un sapore più gradevole. Con il crollo dell’Impero Romano la viticoltura entra in una crisi dalla quale uscirà solo nel medioevo, grazie soprattutto all’impulso dato dai monaci benedettini e cistercensi.

Proprio
nel corso del medioevo nasceranno tutte quelle tecniche di coltivazione e produzione che arriveranno praticamente immutate fino al XVIII secolo. Nel Settecento si arriva ad ottenere un prodotto “
moderno”; grazie alla stabilizzazione della qualità e del gusto dei vini, nonché all’introduzione delle
bottiglie di vetro e dei tappi di sughero.
Nel XIX secolo l’oidio e la fillossera, malattie della vite provenienti dall’America, distruggono enormi quantità di vigneti.
I coltivatori sono costretti a innestare i vitigni sopravvissuti sopra viti di origine americana (Vitis labrusca), resistenti a questi parassiti, e ad utilizzare regolarmente prodotti fitosanitari come lo zolfo. Nel novecento invece si ha, inizialmente da parte della Francia, l’introduzione di normative che vanno a regolamentare la produzione (origine controllata, definizione dei territori di produzione, ecc.) che porteranno a un incremento qualitativo nella produzione del vino a scapito della quantità.
La situazione in ItaliaNel nostro paese si è sempre pensato di saper fare il vino meglio degli altri. Senza dubbio l’Italia è un paese straordinariamente vocato alla viticoltura (non dimentichiamo che i Greci la chiamavano
Enotria, terra del vino).
Purtroppo però questa vocazione del territorio non è stata mai sfruttata appieno. Pesano come un macigno le parole di quel viticoltore francese che negli anni ‘50 disse al grande Veronelli: “
Voi da uve d’oro fate vini d’argento, noi da uve d’argento facciamo vini d’oro”. Purtroppo aveva ragione.
Dal Medioevo a oggi in molte zone d’Italia è cambiato ben poco nel modo di allevare viti e fare vino. Per i più, vige ancora la cultura del “
vino del contadino” come massima lussuria enologica, finendo per scambiare per buon vino prodotti instabili e spesso maleodoranti. Da alcuni anni per fortuna qualcosa sta cambiando. Sempre più aziende cominciano a lavorare sulla qualità, sulla bassa resa per ettaro e sull’applicazione di criteri scientifici in fase di vinificazione.
Così stanno sorgendo una gran quantità di vini eccellenti che nulla hanno da invidiare ai grandi vini francesi, californiani o australiani. Il potenziale dell’Italia vitivinicola, anche quello della nostra provincia, è veramente importante e le aziende cominciano sempre più a capirlo.
Purtroppo d’altra parte, i consumatori si dividono ancora in “
bevitori” e “degustatori”, i primi (ancora la maggioranza) affezionati al vino della casa e un pò incuranti della qualità, i secondi più consapevoli del fatto che il vino può essere un’opera d’arte e come tale va pensato e trattato... osservato, annusato, e gustato in tutto il suo giusto valore.