Olio e etichette

Olio e etichette - Testi di Maria Grazia Barone

Capita spesso, quando si è al supermercato, che la nostra attenzione venga attirata dalle incredibili offerte di olio extravergine di oliva.

A volte  il prezzo è così “stracciato” che viene da chiedersi quanto costi all’origine il contenuto una volta decurtati i costi di bottiglia, tappo, etichetta, imballo, spedizione e transazioni varie.

Se poi pensiamo alle spese che deve sostenere un’azienda olivicola per ottenere il prodotto in questione (parliamo di lavorazione dei terreni, concimazione e potatura delle piante, eventuali trattamenti fitosanitari, raccolta, molitura,   imbottigliamento ecc.) dobbiamo immaginare che il prezzo esposto sia frutto di un abile gioco di prestigio in quanto nella realtà non coprirebbe neanche un terzo di questi costi.

A questo punto nella nostra mente comincia ad insinuarsi qualche dubbio sulla qualità e genuinità di quell’olio ed allora andiamo a cercare delucidazioni e chiarimenti sull’etichetta, ma anche lì la situazione risulta alquanto nebulosa. Infatti oltre che un’illustrazione ed un marchio che evocano nel nostro immaginario antichi poderi, oliveti secolari o il buon olio della tradizione italiana non riusciamo a sapere né l’origine di provenienza delle olive né dove sono state molite.
L’unico punto di riferimento certo è l’indirizzo della ditta di confezionamento che, il più delle volte ha sede legale in quelle aree geografiche italiane legate all’idea di produzione olearia di qualità come la Liguria, la Toscana, il Garda, tanto per confondere ancora un po’ le idee al consumatore sprovveduto che pensa sia quello il luogo di origine dell’olio.
Se una simile situazione di poca chiarezza potrebbe tornare comoda alle grandi industrie di confezionamento che acquistano a prezzi irrisori ingenti quantitativi di olio proveniente da ogni parte del Mediterraneo, non giova assolutamente ai produttori italiani che vedono crollare i prezzi all’ingrosso del loro prodotto.
L’Italia, dopo la Spagna, è il secondo produttore europeo di olio di oliva, con due terzi della produzione extravergine e con 38 denominazioni Dop/ Igp riconosciute. Eppure nel 2008 ha importato circa 500 milioni di chili di olio di oliva che, in assenza di una normativa chiara sull’etichettatura si sono “confusi” con la produzione nazionale.
L’approvvigionamento degli oli extravergini di oliva da parte  dell’industria italiana di confezionamento avviene, in funzione degli andamenti qualitativi e quantitativi di ogni stagione, in maniera variabile dai produttori italiani e dai paesi del bacino del Mediterraneo. In generale una piccola percentuale proviene dal Nord della Puglia e da alcune aree della Calabria, Sicilia e Campania, il quantitativo più ingente viene invece importato da Spagna e Grecia, cui si aggiungono Tunisia e altri paesi del Maghreb.
La produzione media italiana di olio di oliva in generale si attesta sulle 650 mila tonnellate all’anno, mentre il consumo interno supera abbondantemente le 800 mila tonnellate, inoltre circa 200 mila tonnellate sono dirette al mercato estero. In pratica due bottiglie di olio su tre sono straniere e vengono rivendute sia in Italia, con anonime etichette, sia all’estero come olio italiano arrecando grave danno anche l’immagine del made in Italy vista la scarsa qualità del prodotto. In una simile situazione era necessario ed urgente rivedere la legislazione sull’etichettatura degli olio e, finalmente, dopo una lunga battaglia condotta dall’Italia, si è arrivati ad una nuova normativa che obbliga ad indicare in etichetta l’origine delle olive impiegate.
Queste nuove regole sono già entrate in vigore in Italia grazie ad un decreto  ministeriale e, una volta completato l’iter di approvazione del regolamento comunitario, che entra in vigore il primo Luglio, tutti i paesi europei dovranno adeguarsi alla nuova normativa.

Quattro tipi di etichette per non sbagliare
Bandito finalmente l’anonimato dell’olio extravergine di oliva la nuova norma UE sull’indicazione di origine obbligatoria prevede che l’olio debba indicare esattamente l’origine del prodotto confezionato.