VERZA testi e fotografie tratte da
VINI&CUCINABRESCIANALa verza, il cavolo cappuccio, il cavolfiore...
tanta verdura per la cucina invernaleNome scientifico: Bassica oleracea
Nomi volgari: Cappuccio, Verza, Verzotto
Habitat: è una delle piante più coltivate. La sua coltura si estende da Nord a Sud sia in coltivazioni familiari che estensive. La pianta spontanea originale, ha dato origine a moltissime varietà tutte più o meno intensamente coltivate secondo le preferenze regionali. Esistono anche alcune varietà di Cavoli decorativi variamente colorati. Anche se la pianta è bianca, viene coltivata come annuale con periodo di raccolta praticamente per l’intero anno.
I principi attivi: a parte i vari principi alimentari (proteine, glucidi, lipidi) è notevole l’alto numero di vitamine ed oligominerali.
Le proprietà: è un buon tonico generale, antianemico, epatoprotettore, depurativo e cicatrizzante di piaghe, ferite, ulcere e scottature, per tutte le affezioni degli organi respiratori, distorsioni articolari, strappi muscolari e lombaggine. In linea di massima l’applicazione di foglie di cavolo fresche o “scottate” col ferro da stiro o sul coperchio di una pentola in ebollizione calma qualsiasi dolore e decongestiona anche gli organi più interni.
Il Cavolo VerzaDetto anche ‘
cavolo di Milano’, è simile al cavolo cappuccio, ma a differenza di questo presenta foglie grinzose, increspate e con nervature prominenti. La palla, verde o rosso-violacea, non è molto compatta; le foglie interne sono bianco-giallastre. Viene coltivato in varie zone d’Italia ed è un ortaggio molto conosciuto.
Un po’ di storiaDi origine antichissima, il cavolo verza (Brassica oleracea var. sabauda) è coltivato soprattutto nelle regioni centro-settentrionali d’Italia. Pianta biennale con radice fittonante non molto profonda, possiede fusto eretto, di lunghezza raramente superiore ai 30 centimetri.
VarietàPer quanto riguarda il panorama varietale, accanto ad ibridi come Eco, Prince, Hamasa, Wirosa, Icequeen e Perfection Drum,
esistono ancora numerose varietà locali, quali Pasqualino, S. Giovanni e Agostano di Asti, S. Martino di Asti, Marcellino, Tardivo di Verona e Cavolo di Milano
Il Cavolo Cappuccio
Può essere bianco (varietà alba) o rosso (varietà rubra) ed è presente sul mercato tutto l’anno.
Le foglie, serrandosi saldamente le une alle altre, formano delle teste sferiche, ellittiche. Le sue foglie sono sempre lisce, lucide, e ricoperte da una sostanza cerosa, che le rende untuose al tatto. Tagliate in sottili striscioline sono l’ingrediente base dei crauti.
Un po’ di storia
Di origine antichissima, il cavolo cappuccio (Brassica oleracea var. capitata) è coltivato soprattutto nelle regioni meridionali d’Italia.
Varietà
Pianta biennale, possiede radice fittonante, poco profonda e fusto eretto, molto corto (di solito non supera i 30 centimetri). Oltre al tradizionale cavolo cappuccio di colore verde chiaro, esistono anche alcune varietà caratterizzate dalle foglie di colore rosso scuro (var. rubra). Per quanto riguarda il panorama varietale, accanto ad ibridi come Head start, Entreprise, Hinova, Hidema, Rosso Rubis, Hitoma, Staro, sono ancora numerose popolazioni locali, quali Precoce di Napoli, Cuore di bue, Rotondo di Pisa e Testa di negro.
Il CavolfioreConsiderato una coltura intercalare (può seguire il grano oppure ortaggi quali fava, pisello, carota, lattuga e patata), il cavolfiore (
Brassica oleracea) richiede terreni di medio impasto e clima fresco-umido.
Come il broccolo, con il quale viene spesso confuso,
si coltiva per la produzione di ‘teste’, costituite dall’ingrossamento dei peduncoli fiorali, che quando sono maturi si appressano l’uno sull’altro a formare una massa globosa e compatta.
Il colore può essere bianco candido, come nella varietà autunnale detta ‘Palla di neve’, oppure bianco crema.
Proprietàil cavolfiore è ricco di vitamina C e vitamina A; è consigliato a chi soffre di anemia. Inoltre stimola il funzionamento della tiroide ed il suo succo è molto utile in caso di ulcera gastroduodenale e coliti ulcerose.
Un po’ di storiaConosciuto fin dall’antichità, il cavolo (Brassica oleracea) era considerato sacro dai Greci; i Romani lo utilizzavano per curare le più svariate malattie e lo mangiavano crudo, prima dei banchetti, per aiutare l’organismo ad assorbire meglio l’alcool. Presso le popolazioni marinare, il cavolo (assieme alla cipolla) e
ra l’alimento tipico degli equipaggi delle navi, utilizzato per compensare le diete necessariamente povere durante i viaggi per mare.
VarietàTra le varietà più diffuse, ricordiamo Gigante di Napoli, Tardivo di Fano, Pisano tardivo, Snow Ball, Precoce di Jesi e Precoce Toscano.
Per quanto riguarda l’
aspetto nutrizionale, il cavolfiore è
ricco di sali minerali (fosforo, potassio e rame), vitamina B ed aminoacidi.