ALLERGIE ED INTOLLERANZE ALIMENTARIDr.ssa Marisa BrunoDirettore Sanitario Poliambulatorio Santa Giulia
L’incidenza di allergie e intolleranze alimentari nella popolazione mondiale è aumentata notevolmente in questi ultimi anni, soprattutto nei paesi a più elevato tenore di vita. Uno dei motivi risiede certamente nel fatto che la diagnosi è più precisa e più precoce rispetto ad un tempo; una seconda spiegazione chiama in causa il nostro stile di vita con il ricorso sempre più diffuso ad additivi alimentari (coloranti, conservanti, esaltatori del gusto, aromi naturali ed artificiali) che sono tutti potenziali allergeni. Inoltre tendiamo a consumare una grande varietà di frutta e verdura proveniente da tutto il mondo, il cui consumo non è limitato alle sole stagioni naturali; infine è in diminuzione il numero delle madri che allattano al seno e questo provoca un aumento dei neonati allergici al latte vaccino.
Una vera allergia alimentare ha un’incidenza effettiva di circa il 2% della popolazione adulta e spesso si osservano in soggetti affetti da pollinosi, a causa della frequente cross-reattività tra pollini e allergeni alimentari; nei bambini il dato sale al 3-7%, anche se, nella maggior parte dei casi, l’allergia si attenua col passare del tempo fino a scomparire del tutto in età scolare.
Allergie ed intolleranze alimentari sono due disturbi spesso confusi, che in alcuni casi possono manifestarsi con gli stessi sintomi, ma si tratta di due fenomeni completamente diversi: nel caso delle allergie alimentari viene coinvolto il sistema immunitario, che produce anticorpi nei confronti di alcuni alimenti che sono innocui per la maggior parte delle persone.
Le allergie agli alimenti o ai componenti alimentari sono spesso ereditarie e vengono in genere diagnosticate nei primi anni di vita.
Qualsiasi alimento può produrre reazioni allergiche, contenendo proteine dotate di attività allergenica.
Quelli più attivi sono gli allergeni stabili, che resistono meglio alla cottura, come la lattoglobulina del latte, l’ovoalbumina dell’albume, gli allergeni del merluzzo e delle arachidi. Invece gli allergeni vegetali sono labili al calore e ad altri procedimenti, per cui possono produrre reazioni allergiche, soprattutto in pollinosici se assunti crudi, ma essere tollerati se assunti cotti.
Fra gli alimenti più frequentemente coinvolti vi sono il latte vaccino, le uova, la soia, i crostacei, la frutta, le arachidi e vari tipi di noci.
Nel caso delle intolleranze alimentari, non è coinvolto il sistema immunitario, ma esse si manifestano quando l’organismo non riesce a digerire correttamente un alimento o un suo componente. Un tipico esempio è l’intolleranza al lattosio, dovuta alla carenza di un enzima chiamato lattasi presente nell’intestino tenue, che scompone il lattosio in zuccheri più semplici (glucosio e galattosio) che poi vengono riassorbiti.
Quando l’attività enzimatica è ridotta, il lattosio non può essere scomposto e viene trasportato nell’intestino crasso dove viene fermentato dai batteri presenti in quella parte del corpo, provocando sintomi come flatulenza, dolore intestinale e diarrea.
Un discorso a parte merita il morbo celiaco o celiachia, difficilmente classificabile fra le comuni allergie o intolleranze in quanto, pur essendo coinvolto fortemente il sistema immunitario, non vengono chiamate in causa immunoglobuline specifiche. In pratica, si tratta di un’intolleranza al glutine, proteina presente nei cereali come grano, segale, orzo e farro.
Se la persona che ne è affetta consuma un alimento contenente glutine, le pareti di rivestimento dell’intestino tenue si danneggiano e subiscono una riduzione della capacità di assorbire nutrienti essenziali.
I sintomi includono diarrea, debolezza, perdita di peso, crampi addominali e nei bambini crescita insufficiente da malnutrizione.
La diagnosi di allergia e intolleranza alimentare può essere molto difficoltosa sia per i vari meccanismi scatenanti sia per l’alto numero degli allergeni alimentari esistenti e non compresi nei tests diagnostici impiegati. Un accertamento allergologico di primo livello può essere effettuato mediante test cutanei (prick test) e test sierologici per la ricerca di immunoglobuline specifiche (IgE). E’ possibile ottenere conferme diagnostiche con diete ad esclusione, basate sull’eliminazione di un alimento o una combinazione di alimenti sospetti per un periodo di almeno due settimane.
Se in questo periodo i sintomi scompaiono, i cibi sospetti vengono reintrodotti nella dieta, uno per volta, in quantità ridotte e aumentate gradualmente fino a raggiungere la dose normale.
Esistono poi numerosi altri test, che pur non avendo valore scientifico, possono dare qualche indicazione sull’eventuale presenza di allergie e intolleranze alimentari.
Nel caso si sospetti di soffrire di allergia alimentare, è consigliabile rivolgersi al proprio medico o ad uno specialista dietologo o allergologo.