PAESE CHE VAI, CUCINA CHE TROVI

PAESE CHE VAI, CUCINA CHE TROVI
di Prof. Riccardo Raddino
Professore associato - Sezione di Malattie Cardiovascolari - Dipartimento Medicina Sperimentale Applicata
Università degli Studi di Brescia

E’ ormai un concetto noto e diffusamente accettato che la dieta sia uno dei principali fattori di rischio modificabili per le malattie cardiovascolari; essa subisce notevoli variazioni nelle diverse regioni del mondo, per cui è sempre stato molto difficile chiarire l’effettiva associazione tra l’incidenza delle malattie del cuore e le diverse abitudini alimentari.

Recentemente è stato pubblicato uno studio (Interheart Study) su una prestigiosa rivista medica internazionale, Circulation, che ha affrontato proprio la spinosa questione della relazione tra diversi patterns dietetici e insorgenza di infarto cardiaco.
Sono stati presi in considerazione oltre quindicimila pazienti, tra sani e malati, appartenenti a 52 paesi diversi e sono stati individuati tre patterns di dieta:

- “orientale” (ad elevato contenuto di tofu, soia ed altre salse)
- “occidentale” (ricca in fritti, snack salati, carne e uova)
- “prudente” (a base di frutta e verdura)

Dall’analisi dei dati è emerso che la dieta “prudente” è associata ad una riduzione del rischio di infarto miocardico del 30% in tutte la regioni del mondo considerate, a conferma di quanto già descritto da altri studi circa il ruolo protettivo che frutta e verdura hanno nei confronti di diabete mellito, malattie cardiovascolari, cancro e mortalità.
La dieta di tipo "occidentale" ha registrato un incremento del 35% del rischio di infarto miocardico acuto, in quanto l’introito di cibi grassi e salati è direttamente correlato con l’aumento dei valori di pressione arteriosa e dei livelli ematici di colesterolo e trigliceridi, noti fattori di rischio cardiovascolare.
Per la dieta "orientale" invece non è stata dimostrata alcuna associazione significativa con l’incidenza di infarto miocardico.

Dunque emerge in modo inequivocabile come alimentarsi in maniera sana e con cibi ricchi in fibre e vegetali aiuti a stare meglio e, ancora una volta, la “antica e saporita” dieta mediterranea fornisce utili insegnamenti ed implicazioni anche terapeutiche nel campo della protezione cardiovascolare.

L’aglio, uno degli alimenti base per tale dieta, considerato da sempre come un semplice condimento è dotato di importanti proprietà antiossidanti che possono essere utilizzate nella prevenzione dell’aterosclerosi, nella protezione dell’endotelio vascolare e nella cura dell’ipertensione arteriosa.
Probabilmente queste proprietà non erano note nell’antico Egitto, tuttavia già nella Bibbia si citava l’aglio come alimento degli egizi per le sue capacità tonificanti ed antibatteriche; presso gli antichi greci gli atleti lo mangiavano prima delle gare olimpiche.

Nel nostro paese se ne consumano ben 50 milioni di Kg all’anno, circa un Kg a persona; i coreani confezionano salse a base di aglio (Kimchi) da spalmare sul pesce; in Inghilterra una trasmissione della Bbc ha recentemente decantato le virtù dell’aglio a tal punto da considerarlo come un’alternativa naturale al viagra; in ogni caso l’interesse suscitato dalla trasmissione “La verità sul cibo” ha avuto un effetto esplosivo sulle vendite di aglio in Gran Bretagna che sono salite fino al
32%.
Non solo per l’aglio, ma anche per gli altri componenti (olio d’oliva, pomodoro, vino rosso, pasta, pesce) la dieta mediterranea esce vittoriosa dal confronto indiretto con le nuove abitudini dietetiche dei giovani occidentali. Il consumo dei cibi grassi e salati dei fast-food ha un impatto deleterio che tende sempre di più a sfociare nell’obesità sia giovanile che dell’adulto, grande piaga dei paesi sviluppati, ormai diventata una “questione di sanità pubblica”.

Alcuni governi, allarmati dalla crescita della spesa sanitaria legata all’obesità, hanno optato per scelte drastiche, l’Alabama per esempio ha concesso dodici mesi di tempo ai dipendenti statali per scendere al di sotto della soglia dell’obesità grave; per chi non raggiunge l’obiettivo potrebbe profilarsi la possibilità di pagare una tassa di 25 dollari al mese.
Qualche anno fa invece il governo spagnolo ha dichiarato guerra ai maxi hamburger perché violavano il codice antiobesità.
L’obesità non soddisfa più neppure nelle manifestazioni artistiche, alcuni critici anche famosi non condividono l’ostinazione di Botero che continua a produrre sculture ed immagini pittoriche che sembrano bambolotti gonfiabili.

A proposito di abitudini alimentari, un dato interessante emerge da alcuni studi condotti sugli Inuit.
Questa popolazione eschimese dell’Artico si nutre quasi esclusivamente di pesce azzurro ricco di acidi grassi polinsaturi (più il pesce vive in acque gelide e più è alto il contenuto di omega 3) ed in questo modo risulta essere protetta dalle malattie cardiovascolari, infatti in questa popolazione non esistono l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, né l’ipercolesterolemia e quindi questi soggetti non sviluppano l’infarto miocardico.

Non solo il cibo è correlato alle malattie cardiovascolari, anche l’alcool è spesso chiamato in causa come responsabile di patologie del cuore, quale per esempio la cardiomiopatia dilatativa su base alcolica o la morte cardiaca improvvisa dei forti bevitori associata sempre più frequentemente all’abuso di sostanze stupefacenti. D’altra parte però numerosi studi sono stati condotti sulle proprietà benefiche del buon vino che, se bevuto in moderata quantità, garantisce un apporto di sostanze positive, quali i polifenoli, che aiutano a combattere i tanto temuti radicali liberi dell’ossigeno.

Oltre alla dieta e al consumo di alcool, va anche ricordato che uno stile di vita sano con l’astensione dal fumo di sigaretta e la pratica di esercizio fisico quotidiano possono aiutare a ridurre il rischio di malattia cardiovascolare.