Il Vino di Agostino Gallo - 500 Rinascimento -

Il Vino di Agostino Gallo - 500 Rinascimento -
Testi Germano Bana - Fotografie GB Services Studio

Carri trainati dai buoi, bambini giocosi, donne con grandi gonne e lunghi grembiuli, cesti ricolmi d’uva, non stiamo sognando, ma ai nostri giorni sulla collina del Montenetto di Capriano del Colle e Poncarale, abbiamo potuto assistere alla replica storica di come si eseguiva la vendemmia nel lontano ‘500.
Questa bellissima rivisitazione e pregevole recupero culturale lo si deve all’azienda Agricola Torregiani che ha messo passione e soldi, all’Università di Brescia, che ha ricostruito l’agricoltura del periodo e al centro Vitivinicolo e che ha saputo recuperare i cloni dell’antico Marzemino curandone la rinascita con un impegno di vari anni.

L’obbiettivo era quello di ricreare il vino come lo voleva Agostino Gallo, il grande agronomo bresciano del rinascimento autore del famoso libro “Dieci giornate dell’agricoltura” del 1564.

Un obiettivo raggiunto: questa bellissima vendemmia storica, che ha visto raccolta e pigiata l’uva come un tempo, ha offerto  la possibilità di replicare le bottiglie e il vino come lo era un tempo.

Tutti i minimi dettagli, raccolta, fasi di produzione, affinamento e imbottigliamento saranno curati per riuscire ad ottenere non più di duemila bottiglie di vetro soffiato a mano, vestite di ceralacca ed etichetta in argento del tutto identiche a quelle bottiglie che in quei tempi venivano offerte a Papa Paolo III Farnese.

Il nome del vino: “500 Rinascimento”, un vino affinato in botti di rovere e castagno come prescritto anticamente dal Gallo, certamente bottiglie di pregio che l’Azienda Torregiani proporrà a clienti che vogliono nella propria cantina un vero e proprio “pezzo di storia”.







Agostino Gallo

Agostino Gallo (Brescia, 1499-1570) fu il più insigne agronomo della Rinascenza italiana, uno dei protagonisti dell’agronomia cinquecentesca, il moto di rinnovamento degli studi agrari di cui, dopo i precorrimenti dello spagnolo Herrera e del poeta italiano Luigi Alamanni, ebbe nell’opera di Gallo la prima espressione inconfondibile.

Gallo pubblica, nel 1564, Le dieci giornate della vera agricoltura e piaceri della villa.
L’opera conosce l’immediato successo, che nel Cinquecento si traduce nella ristampa abusiva, a Venezia, di una successione di edizioni che sottraggono all’autore ogni guadagno.


Costretto dalle abitudini dei librai veneziani l’autore bresciano amplia, per ripubblicarla, l’opera, che si converte prima nelle Tredici giornate, la cui seconda edizione porta un’appendice di sette giornate, che in un’edizione successiva sono ricomposte, nel 1572, secondo un piano espositivo nuovo, nelle Venti giornate.

La discutibile correttezza dei librai veneziani ha obbligato l’autore a ristrutturare l’opera, nella versione definitiva un capolavoro che ripropone in veste originalissima tutto lo scibile agronomico di quei tempi.

Lo scibile agronomico di Gallo si fonda su quello dei grandi autori latini, in primo luogo di Lucio Columella, il massimo agronomo dell’antichità, ma l’agricoltura che prende corpo nelle pagine dell’opera rinascimentale è radicalmente diversa da quella del mondo latino, è la nuova agricoltura irrigua della Val Padana, l’agricoltura in cui l’acqua spezza la sovranità del frumento inserendo nella rotazione le foraggere che consentono il più ricco allevamento, l’allevamento da cui derivano i formaggi Piacentini e Lodigiani, gli antenati del Parmigiano Reggiano.
È l’agricoltura in cui hanno conquistato il proprio posto, nei campi lombardi, il mais, pianta americana, il riso, coltura araba proveniente dall’Andalusia, il gelso, destinato albaco da seta, una coltura fino a pochi decenni prima siciliana e calabrese, di cui Gallo comprende per primo le straordinarie potenzialità nel pedecollina prealpino.

Autentico teorico delle nuove colture foraggere, Gallo propone la prima analisi razionale della tecnologia casearia lombarda, la tecnologia del formaggio grana, una tecnologia unica nel vastissimo panorama caseario europeo.

Altrettanto interessanti di quelle casearie le pagine sulla trasformazione dell’uva in vino, nelle quali Gallo attesta la radicale differenza tra i vini italiani e quelli della Francia, dove si è già imposto il gusto moderno del vino, tanto che, come ricorda l’autore bresciano, i cavalieri francesi sono incapaci di bere il vino lombardo, che è ancora il vino medievale, acetoso, oscuro e torbido, privo di ogni aroma, perduto nella troppo lunga fermentazione.
Non meno significative le pagine sull’agrumicoltura del Garda, al tempo di Gallo ricchissima attività economica fondata su una tecnologia serricola eccezionalmente avanzata. Iniziata con Gallo, l’agronomia europea del Rinascimento si compirà col capolavoro dell’epoca, l’opera del francese Olivier de Serres, che non cita mai l’autore italiano.

Immagini della manifestazione “Vendemmia storica e pigiatura” realizzata presso la villa di Agostino Gallo, oggi proprietà Ranchetti, in Poncarale (BS).